La scuola standardizzata: la misurazione dell'apprendimento e dell'insegnamento in una testimonianza dallo stato di New York


Filomena Fuduli Sorrentino è una docente italiana che insegna nello stato di New York. L'articolo che segnalo è stato pubblicato su La voce di New York il 29/04/2018 con il titolo "USA, l’era della scuola standardizzata: io, docente, vi racconto la mia frustrazione" e testimonia il senso di frustrazione che produce nei docenti e negli studenti la scuola "standardizzata", la cui principale attività è la misurazione meccanica degli apprendimenti e insegnamenti attraverso complesse procedure che prevedono:

  • esami standardizzati;
  • nuovi programmi;
  • severi protocolli di controllo e sorveglianza esercitati su docenti e studenti;
  • valutazione di studenti e docenti basata sui test.
Nell'articolo si racconta la vita di docenti e studenti nell'era della sindrome da valutazione dove ogni cosa deve essere certificata, documentata e valutata secondo il paradigma della scientificità applicata al'insegnamento e apprendimento concepiti come sistemi prestazionali verificabili mediante protocolli neutri e oggettivi.

Qualunque cosa si pensi dei test Invalsi in particolare e del testing in generale, è indubbio che questa è la direzione che la scuola italiana ha intrapreso e non certo per volontà dei docenti, che nella stragrande maggioranza non amano, per usare un eufemismo, la valutazione standardizzata. Sono stati coloro che hanno avuto la responsabilità politica di guidare l'istituzione scolastica in questi ultimi anni ad avere fatto questa scelta.
Personalmente ritengo che test Invalsi, Alternanza Scuola Lavoro e Normativa sulla Privacy, il tutto tenuto insieme da una ideologia dell'apprendimento come prestazione, stiano portando alla distruzione della scuola pubblica.
Altri invece ritengono che si sia finalmente imboccata la giusta direzione che potrebbe trarre fuori la scuola dal pantano della didattica trasmissiva e nozionistica, che astrae completamente dalla realtà e riduce insegnamento e apprendimento a vuoti e anacronistici esercizi retorici.
Probabilmente nessuno dei due schieramenti ha ragione e la realtà si rivelerà differente sia dalle fosche previsioni dei catastrofisti che dall'entusiastica accettazione di ogni cambiamento in quanto innovativo degli aziendalisti.
Voglio proporre questo articolo non come argomento a favore del catastrofismo, ma come una testimonianza per riflettere sul problema, infatti, qualunque cosa si pensi dei test standardizzati, appare ingenua la posizione sia di coloro che

Per una giusta selezione ognuno deve sostenere la medesima prova: prego salite su quell'albero
Il dilemma
Nell'articolo si sottolinea la difficoltà di sviluppare le capacità critiche e analitiche degli studenti a causa dell'uso dei test come strumento per valutare le competenze degli studenti e l'operato dei docenti. Se non si raggiungono determinati risultati nelle prove le scuole e i docenti sono "puniti", fio al punto da poter perdere finanziamenti e lavoro. Questo porta a una contraddizione tra l'esigenza pedagogica di  necessità di promuovere un apprendimento personalizzato e finalizzato al pensiero analitico e critico e l'apprendimento inteso come sviluppo delle abilità nel risolvere i test o teaching to test.
Buona lettura e ai posteri l'ardua sentenza.

"Ognuno è un genio. Ma se giudichi un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, trascorrerà tutta la sua vita credendo di essere stupido" Albert Ensistein

Vedo che hai fatto bene a scuola. Ma quali sono le tue abilità nel mondo reale? Test, so fare test.





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